Sesso e salute – AIDS/HIV

nastro rosso AIDSGli ultimi dati sull’HIV/AIDS in Italia dicono che:

  • Dal 1985 al 2012 sono stati diagnosticati più di 56.000 casi di infezione da HIV.
  • Nel 2012, su 3.853 diagnosi, più dell’80% delle infezioni è stato causato da rapporti sessuali non protetti.
  • Nel 2012 il 55,8% delle diagnosi sono avvenute a uno stadio avanzato di infezione; nel 37,5% dei casi il paziente presentava addirittura malattie indicative di AIDS.

Queste statistiche dovrebbero rendere chiaro che l’HIV e l’AIDS non sono cose anni Ottanta. Ancora oggi diventare sieropositivo è un rischio concreto e per questo è fondamentale fare chiarezza su cosa è l’HIV, su come si trasmette e su cosa fare in caso di possibile infezione. Questa pagina mira proprio a dare un po’ di consapevolezza su un rischio spesso dimenticato ma ancora oggi attuale.

World AIDS Day 2013 - Infografica Italia

Breve glossario

HIV

Acronimo inglese del Virus dell’Immunodeficienza Umana. L’HIV danneggia le cellule del sistema immunitario, portando questo a non essere più in grado di prevenire altre infezioni. Senza cure, dall’infezione da HIV allo sviluppo dell’AIDS passano in media 10 anni.

Sieropositivo

Soggetto che, da esami diagnostici effettuati sul siero del sangue, risulta portatore dell’HIV. Sinonimi: HIV positivo, HIV+.

AIDS

Acronimo inglese della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita. L’AIDS viene diagnosticato solo quando il sistema immunitario di una persona sieropositiva è reso dall’HIV troppo debole per contrastare le infezioni. Una persona con l’AIDS sviluppa delle infezioni opportunistiche, una serie di malattie rare così chiamate perché si possono manifestare solo quando il sistema immunitario è sufficientemente debole.

Domande comuni

Come si trasmette l’HIV?

L’infezione da HIV può essere trasmessa tramite contatto con alcuni liquidi corporei: sperma, sangue, secrezioni vaginali, liquidi rettali, latte materno, secrezioni prodotte da alcune malattie a trasmissione sessuale. Il contagio può avvenire solo se questi liquidi entrano in contatto col flusso sanguigno della persona sana (possibile attraverso bocca, ano, vagina, occhi, lesioni della pelle o delle mucose). L’HIV può quindi essere trasmesso tramite: sesso non protetto con un sieropositivo, contatto col sangue di un sieropositivo, uso di prodotti con sangue infetto, iniezione di droghe tramite una siringa utilizzata da un sieropositivo, da una madre sieropositiva al feto durante la gravidanza o al bambino durante la nascita o l’allattamento.

Il sesso non protetto è la prima causa di trasmissione del virus HIV in Italia. Si ricordi, tuttavia, che l’esposizione al virus non porta con certezza all’infezione. La trasmissione dipende infatti da vari fattori; i principali sono:

  • La carica virale della persona sieropositiva: più è alta (per alcune settimane dopo l’infezione o a uno stadio avanzato di essa) e maggiore è il rischio di trasmissione;
  • Il tipo di pratica sessuale: ad esempio, il sesso anale non protetto è associato a un elevato rischio di trasmissione, mentre il sesso orale senza eiaculazione in bocca di solito è considerata una pratica a basso rischio. Per approfondire sul rischio HIV associato alle principali pratiche sessuali tra uomini gay, clicca qui.

Come NON si trasmette l’HIV?

Saliva, sudore, lacrime, secrezioni nasali, urina, vomito, feci – ma anche il sangue completamente coagulato – non contengono quantità di virus sufficienti a provocare il contagio. Il virus, quindi, non si trasmette attraverso la pelle integra o condividendo vestiti, lenzuola, asciugamani o bicchieri con un sieropositivo. Nei rapporti sessuali, il preservativo – indossato dall’inizio del rapporto, per tutta la sua durata e in assenza di lesioni dello stesso – elimina il rischio di contagio e riduce anche il rischio di prendere altre malattie a trasmissione sessuale.

Cosa succede dopo l’infezione da HIV?

Nella prima fase, subito dopo l’infezione, il virus si riproduce molto velocemente. Possono manifestarsi sintomi simili a quelli di una leggera influenza, spesso presenti anche in altre malattie infettive. Questi sintomi scompaiono nel giro di poche settimane, quando il nostro organismo sviluppa gli anticorpi contro l’HIV (di solito ciò avviene in un periodo di tre mesi). Nella seconda fase, che spesso si protrae per molti anni, le persone sieropositive sono, di norma, asintomatiche. Il sistema immunitario è infatti in grado di controllare a lungo l’infezione. Senza cure, tuttavia, il sistema immunitario si indebolisce progressivamente e la concentrazione del virus aumenta. Possono quindi comparire dapprima sintomi come dimagrimento, diarrea e febbre; in seguito l’infezione può degenerare in AIDS.

Come si può venire a sapere se si è infetti dall’HIV?

Esiste un test specifico che serve a verificare se sono presenti nel sangue gli anticorpi contro l’HIV, ma si può fare solo dopo tre mesi dalla presunta esposizione (in quanto questi anticorpi si sviluppano in un periodo di tre mesi). È comunque consigliabile contattare al più presto un centro ospedaliero e valutare con i medici se iniziare una profilassi post-esposizione (PPE), un trattamento farmacologico che può ridurre la probabilità di contagio nel caso vi sia stata esposizione al virus. Perché sia efficace, la PPE dovrebbe essere iniziata entro 1-4 ore dall’esposizione, e comunque entro le 48 ore.

Come e dove si può fare il test HIV?

Il test HIV è anonimo e gratuito e si può fare nelle Unità Operative AIDS delle ASL e presso Centri e Reparti di Malattie Infettive. Le modalità di accesso possono variare: generalmente non è richiesta l’impegnativa del medico di base e basta presentarsi direttamente presso le Unità Operative; in alcune strutture può tuttavia essere richiesta la prenotazione.

Esiste anche la possibilità di fare il test rapido con il tampone salivare, che permette di avere una diagnosi in 20 minuti. Per informarti su date e luoghi dove è possibile fare il test, consulta la pagina Facebook “Fallo Rapido“.

Come si cura l’HIV/AIDS?

La proliferazione dell’HIV nel corpo può essere limitata da farmaci antiretrovirali, che, presi regolarmente, permettono ai sieropositivi di vivere una vita lunga e in salute, in alcuni casi anche evitando lo sviluppo dell’AIDS. Si ricordi tuttavia, che non esiste ancora una cura risolutiva per l’infezione da HIV ed è inoltre importante che la diagnosi di sieropositività non avvenga a uno stadio troppo avanzato dell’infezione.

Esistono protezioni legali per le persone sieropositive?

Sì, la legge 135/1990 afferma che “l’accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l’iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l’accesso o il mantenimento di posti di lavoro”, a meno che non si tratti di attività che comportano rischi per la salute di terzi. Il medico, inoltre, non può rivelare a terzi la diagnosi di sieropositività.