Glossario LGBT – Discriminazione

Stereotipo

Rappresentazione cognitiva di un gruppo sociale che associa a questo una serie di caratteristiche distintive. Utilizzare uno stereotipo per valutare una persona non è che una modalità di “economizzazione” del pensiero, per cui si suppone che chi rientra in una determinata “categoria” di persone avrà probabilmente le stesse caratteristiche attribuite a essa. Tale “categoria” può essere determinata sulla base di genere, razza o etnia, religione, convinzioni personali, età, orientamento sessuale, disabilità. Riguardo all’omosessualità, vi sono di diversi tipi di stereotipi negativi: stereotipi sulla non conformità di genere (ad es., le lesbiche sono considerate “maschiacci”); stereotipi sui ruoli sociali (ad es. lesbiche, gay e bisessuali si discostano dalla norma e la contravvengono e perciò sono percepiti come devianti, trasgressivi); stereotipi sui rapporti e i comportamenti sessuali (ad es., i gay vengono assimilati ai pedofili e sono considerati promiscui); stereotipi sull’origine dell’omosessualità (ad es. mancanza della figura paterna, abuso sessuale). Vi sono tuttavia anche alcuni stereotipi positivi (ad es. la maggior sensibilità dei gay rispetto agli uomini eterosessuali). Quando uno stereotipo si cristallizza, favorisce il sorgere e il mantenimento di pregiudizi.

 

Pregiudizio

Giudizio precedente all’esperienza o in assenza di dati sufficienti. Identifica la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole o favorevole un determinato gruppo sociale e i suoi componenti.

 

Discriminazione

Insieme di comportamenti positivi o negativi diretti a individui sulla base della loro appartenenza a un gruppo sociale. Le discriminazioni negative perpetrate ai danni di gay e lesbiche possono essere varie e molteplici, ad es. le offese verbali, l’invisibilità delle tematiche gay e lesbiche nei contesti istituzionali, la mancata tutela giuridica, la violenza fisica.

Bullismo

Dall’inglese bullying, termine che intende un’oppressione psicologica, verbale o fisica, reiterata nel tempo, perpetuata da una persona o un gruppo di persone più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole, che non sa o non può difendersi/opporsi. Il bullismo si distingue da semplici conflitti fra coetanei per la presenza dei seguenti fattori: intenzionalità di fare male e mancanza di compassione; persistenza e frequenza degli episodi; asimmetria di potere tra il bullo e il bersaglio.

Eteronormatività

Sistema culturale, sociale e ideologico che nega e denigra forme identitarie, pratiche sessuali e relazioni affettive non eterosessuali. L’eteronormatività può manifestarsi a livello strutturale, istituzionale, sociale e individuale ed è alla base della discriminazione e della violenza contro gay e lesbiche. L’eteronormatività costringe, ad esempio, lesbiche, gay e bisessuali a dichiararsi ripetutamente e a definire ogni volta la propria immagine e il proprio orientamento sessuale. Essa è individuabile anche nell’ordinamento giuridico dove non esiste la possibilità di riconoscere legalmente le unioni omosessuali o queste, quando sono riconosciute, rappresentano, da un punto di vista dei diritti, unioni di seconda classe rispetto ai matrimoni “eterosessuali”. Sinonimi: Eterosessismo.

Mobbing

Forma di aggressione psicologica e morale sul lavoro, esercitata e reiterata nel tempo, più o meno intenzionalmente, da uno o più aggressori (mobber) verso un singolo (mobbizzato), per mezzo di azioni negative volte a spingere la persona nella condizione di non potersi difendere e la suo isolamento ed espulsione dal contesto sociale produttivo. Non sempre il mobbing si configura come discriminazione. Si parla di mobbing verticale sia quando la vittima è un subordinato sia quando un gruppo di dipendenti vittimizza un superiore; orizzontale in riferimento ad azioni moleste fra pari; aziendale quando l’azione è ispirata dal capo ma praticata dai pari grado della vittima; strategico-organizzativo quando l’iniziativa è destinata all’eliminazione di particolari gruppi di lavoratori. In Italia non esiste un “reato di mobbing”; condotte di questo tipo, tuttavia, possono essere ricondotte a diverse fattispecie penali (violenza privata, lesioni personali, molestie, violenza sessuale, ingiuria o diffamazione, abuso d’ufficio).

Omofobia

Complesso di reazioni di ansia, avversione, rabbia e paura nei confronti dell’omosessualità, costruite a partire da sentimenti irrazionali oppure da stereotipi e pregiudizi, che determinano la messa in atto di comportamenti discriminatori verso le persone omosessuali sotto diverse forme: da una generale chiusura e rifiuto a forme più aggressive e violente, verbali e/o fisiche.

Omofobia interiorizzata

Insieme di significati negativi riguardo all’omosessualità e alle persone omosessuali acquisito nel tempo e non rielaborato dagli stessi individui omosessuali. In genere non è consapevole e conduce gli omosessuali a sentire una sorta di “odio in sé” rispetto a questa parte della propria identità. L’omofobia interiorizzata può manifestarsi in sentimenti ed emozioni diverse: paura di essere scoperti, disagio in presenza di altre persone omosessuali dichiarate, rifiuto e negatività verso tutti gli eterosessuali, senso di superiorità nei confronti degli eterosessuali, ecc.

Terapie di conversione

In generale, metodi pseudoscientifici che mirano a cambiare l’orientamento sessuale di una persona omosessuale. La difficoltà a vivere in un mondo eteronormativo, il rifiuto da parte delle persone più vicine o forti convincimenti religiosi, infatti, possono spingere alcuni gay, lesbiche e bisessuali a voler diventare eterosessuali. Da un punto di vista medico, non è tuttavia possibile “curare” l’orientamento omosessuale, dato che l’omosessualità o la bisessualità non sono malattie o disturbi mentali. Anche se i sostenitori di queste terapie portano esempi di persone che, in seguito alla terapia, affermano di condurre una vita eterosessuale (cd. ex-gay), l’efficacia di queste “cure” non è stata dimostrata; è probabile, quindi, che essi abbiano semplicemente imparato a reprimere i propri sentimenti omosessuali per “comportarsi da eterosessuali”. Le organizzazioni psichiatriche internazionali, inoltre, affermano che tali terapie non sono eticamente ammissibili e che possono danneggiare seriamente l’equilibrio psicologico del soggetto. Sinonimi: Terapie riparative.