27 gennaio – Giorno della Memoria

Schede commemorative di uomini e donne perseguitati durante il nazismo in quanto omosessuali.

Rudolf Brazda

Fu arrestato nel 1937 e ancora nel 1941 in quanto omosessuale. Nel 1942 fu deportato nel campo di Buchenwald. Dopo la guerra riuscì a rifarsi una vita in Francia. Raccontò la sua storia solo nel 2008. Morto nel 2011, è stato l’ultimo “triangolo rosa” sopravvissuto ai lager di cui si abbia notizia.

Heinz Dörmer

Fu arrestato nel 1935 in quanto omosessuale. Nel 1941 fu internato nel campo di Neuengamme. Dopo la fine della guerra fu nuovamente e più volte arrestato in base alla stessa legge nazista, rimasta in vigore. Uscì per l’ultima volta di prigione solo nel 1963.

Karl Gorath

Arrestato perché omosessuale, fu internato nel campo di Neuengamme, dove fu messo a lavorare come infermiere. Fu poi trasferito ad Auschwitz per essersi rifiutato di ridurre le razioni di pane ai prigionieri polacchi. Dopo la liberazione continuò ad avere problemi per il suo orientamento sessuale.

Wilhelm Heckmann

Famoso musicista, fu arrestato nel 1937 per omosessualità. Fu deportato a Dachau e poi a Mauthausen, dove riuscì a cavarsela grazie al suo talento musicale. Nel 1954 chiese un risarcimento per gli anni trascorsi in campo di concentramento, ma gli fu negato perché era stato “imprigionato solo in quanto omosessuale”.

Joseph Kohout

Arrestato nel 1939 in quanto omosessuale, fu internato nel campo di Sachsenhausen e poi a Flossenbürg. Nel 1972, sotto lo pseudonimo di Heinz Heger, scrisse il libro “Gli uomini col triangolo rosa”, la prima testimonianza sugli omosessuali nei campi di concentramento nazisti.

Karl Lange

Arrestato nel 1935 e nel 1937 perché omosessuale, rimase nella prigione di Waldheim fino al 1944. Dopo la guerra trovò un lavoro in banca, ma fu licenziato quando il suo datore di lavoro scoprì che era stato imprigionato sulla base del “Paragrafo 175″ (la legge che puniva l’omosessualità), rimasto in vigore anche dopo il nazismo.

Henny Schermann

Nel 1940 fu internata nel campo di Raversbrück e poi nell’ospedale psichiatrico di Bernburg. Nella sua foto segnaletica scrissero: “Lesbica promiscua, frequentava solo bar per omosessuali, non ha adottato il nome Sara [imposto dai nazisti alle donne ebree].” Fu uccisa col gas nel 1942.

Pierre Seel

Schedato dalla polizia francese come omosessuale, dopo l’invasione tedesca fu recluso nel campo di Schirmick. Fu torturato e dovette assistere al brutale omicidio del suo amante. Fu poi arruolato nell’esercito tedesco. Tenne segreta la sua omosessualità fino al 1981, quando iniziò a raccontare la sua storia.

Paul Gerhard Vogel

Arrestato per motivi politici e poi in quanto omosessuale, fu costretto ai lavori forzati: “Ero piegato in due; i miei polsi erano ammanettati alle caviglie. Quando i soldati versavano la minestra, dovevo leccarla per terra per riuscire a mangiare qualcosa”. Subì aggressioni anche da parte di prigionieri omofobi. Il governo gli negò un risarcimento.

Friedrich-Paul von Groszheim

Arrestato nel 1937 e ancora nel 1938 in quanto omosessuale, subì torture e umiliazioni. Fu liberato solo dopo essere sottoposto a castrazione. Nel 1943 fu deportato a Neuengamme come prigioniero politico. Solo nel 1992 decise di raccontare la sua storia.

 

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