Sul registro delle Unioni Civili a Senigallia

unioni-civili-575x376Sono felice che a Senigallia esista un Consiglio Comunale in grado di fare le scelte giuste, come è stato fatto il 20 settembre scorso approvando l’istituzione di un registro per le Unioni civili.
Ma il mio intervento vuole essere in particolare una risposta alle solite critiche di chi considera tali provvedimenti inutili o addirittura dannosi considerandoli espressione di diritti “edonistici” e “trasgressivi”, pertanto non essenziali, Come ha affermato Riccardo De Amicis della Fiamma Tricolore senigalliese. Ovviamente il problema per tali signori è sempre lo stesso: l’uguaglianza di diritti per persone omo, trans ed eterosessuali.
Come al solito, si gettano le rivendicazioni di uguaglianza in un calderone insieme ad altre rivendicazioni assurde: “si è liberi di tingersi i capelli di verde come di amare la moglie del vicino, di ascoltare una certa musica come di fare raccolta di monete antiche, senza che occorra una legge o un registro comunale che per giunta le protegga.” per citare altre perle del De Amicis (non lo scrittore).
Infatti passare la vita con una persona, decidere di fare famiglia, è equiparabile al tingersi i capelli, e si arriva per questa strada ai ragionamenti, ormai ben noti, che, senza essere penalmente perseguibili perchè non diretti (tali personaggi ben conoscono il modo di gettare odio senza assumersene la responsabilità), equiparano alcune categorie di persone (in questo caso, si deduce, omosessuali) agli animali: “Perché limitare questo ‘diritto’ a uomini o a donne? Estendiamolo al di là delle specie, così facciamo contenti anche gli ambientalisti-ecologisti malthusiani. Personalmente, voglio riconosciuta la coppia di fatto che costituisco col mio gatto”.
Un paragone troppo simile agli epiteti che venivano rivolti ai “negri” del Sudafrica ai tempi dell’Apartheid, o agli ebrei nei lager nazisti perchè si faccia finta di nulla.
Tali affermazioni pericolose dovrebbero essere sepolte immediatamente da una valanga di commenti negativi, oppure da una solenne pernacchia. Io faccio la mia piccola parte.
 
Valerio Mezzolani, presidente del Comitato Provinciale Arcigay di Pesaro e Urbino “Agorà”

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